
C’era una volta,
una bellissima bambina, di nome Armenia, abitava in un posto lontano, lontano, dove si sentivano solo gli uccellini cantare e le onde del mare infrangersi sulla risacca.
La sua infanzia trascorse serena, circondata dall’amore dei suoi cari.
La sua famiglia non era molto ricca e per vivere il suo papà, tutte le mattine, si alzava prima dell’alba, usciva in mare con la sua barca e tornava carico di pesce da vendere al mercato.
I giorni passavano e, Armenia, oramai grande, decise di uscire a pescare con il suo papà per fargli compagnia. La giornata si preannunciava bella, così l’uomo acconsentì e la portò con se.
Come di consueto, partirono di buon’ora, ancora nel cielo brillavano le stelle e la luna piena risplendeva di una meravigliosa luce bianca. Ma alle prime luci dell’alba, qualcosa cambiò: il cielo si oscurò, le onde del mare si fecero sempre più forti e implacabile la barca inziò a dondolare sempre di più, finchè non si rovesciò, e i due poveretti caddero in acqua stremati e privi di sento. Ormai nulla era più possibile fare, la loro sorte sembrava segnata da un tragico e fatale destino.
La tempesta si placò, tutto era improvvisamente calmo e le onde cullavano dolcemente il corpo privo di sensi del povero pescatore, fino alla riva. Poco dopo, ripreso conoscenza l’uomo iniziò a guardarsi attorno sperando che la sorte avesse riservato lo stesso destino ad Armenia, ma di lei, purtroppo, nessuna traccia.
<Armenia dove sei!!?> iniziò a gridare disperato il povero pescatore, ma nulla, non ricevette nessuna risposta, la bambina sembrava essere scomparsa nel nulla. Ma egli non si arrese, la cercò in lungo in largo, per giorni e giorni, perlustro ogni angolo della riva e ogni centimetro del mare, ma non ottenne nulla.
Disperato e senza più speranze, decise di fare un ultimo tentativo.
Pensò di uscire di nuovo in mare e di fermarsi nel punto in cui la barca, giorni addietro, si era rovesciata, e così fece. Armò la barca di canne e di esche e la mattina di buon ora uscì e raggiunse il punto desiderato, si fermò e si mise ad aspettare pazientemente, sperando in un segnale qualunque, che gli facesse capire che la sua bambina fosse viva.
Passarono ore e giunse l’alba.
Sempre più affranto e triste il pover uomo stava per andarsene, quando all’improvviso vide spuntare all’orizzonte un branco di pesci nuotare nella sua direzione, erano degli splenditi delfini! Ma in mezzo a loro qualcos’altro si muoveva. Giunti in prossimità dell’imbarcazione, salta fuori dall’acqua una bellissima sirena, il pescatore restò di stucco.
Essa si avvicinava sempre di più alla barca e quando fu abbastanza vicina con dolcezza, chiese all’uomo:
<< papà non mi riconosci ? sono io Armenia.>> Il pescatore era davvero sbigottito da quella rivelazione, e restò in silenzio ad ascoltarla.
<< sono io papà. Ti ricordi quel giorno della tempesta che ci separò? Cademmo in mare e io non riuscì più a tornare a galla, ma restai sdraiata sul fondale. Qualcuno si avvicinò a me, era il Dio del mare. Egli mi raccolse, ebbe pietà di me e mi trasformò in sirena per permettermi di continuare a vivere. Sapevo che mi avresti continuato a cercare, ed io ti stavo aspettando per poterti dire che sto bene>>. Il padre commosso dalla felicità scoppiò in lacrime, si gettò in mare e l’abbracciò.
Da quel giorno ogni mattina, al sorgere dell’alba, padre e figlia si riuniscono e pescano insieme, felici di essersi ritrovati e di non doversi mai più lasciare.







Bellissima storia…
La racconterò alla mia nipotina
grazie
ne sarei contenta